intestazione

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GUERRA (1998)

Una produzione ERT Debutto: martedì 10 novembre 1998

Milano, CRT Teatro dell’Arte

ideazione e regia

Pippo Delbono

con

Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Piero Corso, Armando Cozzutto, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Fausto Ferraiuolo, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Elena Guerrini, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Mr. Puma, Tomaso Olivari, Pepe Robledo

produzione

Compagnia Pippo Delbono, Emilia Romagna Teatro Fondazione

di

Compagnia Pippo Delbono - Emilia Romagna Teatro Fondazione

in collaborazione con

CRT Milano


Guerra è il bisogno urgente di rappresentare la vita che nasce dalla marginalità, dalla malattia, dalla sofferenza e dalla diversità che sono qui gridate, danzate e giocate. Racchiude tante storie diverse: è un baraccone ambulante di persone che confluiscono dal mondo della 'anormalità', della follia e dell'handicap, e si riversano nel mondo magico del teatro.
Come Ulisse nell'Odissea, anche qui i personaggi si perdono nel tentativo di cercare il centro dell'esistenza, si perdono nell'amore e nelle paure: sono uomini in guerra.

Il sito della Compagnia Pippo Delbono

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Questo vestito è di Pierre Cardin. Me lo ha regalato un mio amico, un mio ex compagno di liceo che ora fa il delegato amministrativo della Saffo, e visto che io, invece, ho scelto un mestiere più povero e lui cambia vestito ogni volta che prende un aereo, abbiamo questo accordo: mi molla a me quelli che non usa più. Le scarpe sono delle Lacoste autentiche. Questo spettacolo si chiama Guerra, ma potrebbe anche chiamarsi Itaca, il viaggio, la guerra, il volo. Quando ero a Sarajevo, pochi mesi fa, ho conosciuto un ragazzo, e ci siamo seduti in un bar a parlare, e siamo diventati anche un po' amici.
E lui mi ha detto: "Ho visto il ferro. Bruciato. Spezzato. Il ferro diventato vulnerabile come carne. Ho visto mazzi di capsule. Pietre. Pietre bruciate. Pietre esplose. Buchi di pallottole in tutti i muri. Ho visto la gente che stava ore in fila per prendere l'acqua a venti gradi sotto zero sotto il bersaglio dei cecchini. Ho visto i bambini con le teste mozzate per le strade. E tu non hai visto niente".
E io gli ho detto: "Anch'io, da me, e non c'era la guerra, ho visto l'ospedale. Era pieno di gente malata. Macchie orribili sulla pelle. Chiome. Chiome bruciate. Piaghe".
E lui mi ha detto: "Ho visto una città intere andata in collera. Ho visto le persone diventare mostri".
E io gli ho detto: "Anch'io ho visto le persone che mi guardavano come se fossi un mostro. E le cose trasformarsi in mostruosità. Ho visto che io diventavo un mostro. Che potevo uccidere. Che potevo uccidermi. Anch'io ho avuto paura come te".
E lui mi ha detto: "Famiglie contro famiglie a Sarajevo. Fratelli contro fratelli a Sarajevo".
E io gli ho detto: "Io solo con tutte le mie forze. Mi hanno detto: Lei è già quasi morto".
E lui mi ha detto: "Diecimila morti a Sarajevo. Ottantamila feriti a Sarajevo. Popolo contro popoli. Razze contro razze. Classi contro classi. Caste contro caste. Famiglie contro famiglie. Fratelli contro fratelli".
E io gli ho detto: "Non voglio più sapere niente della guerra. Ho visto una foto in un libro. Hiroshima era completamente coperta di fiori".
Dal monologo iniziale

Il sito ufficiale di Pippo Delbono

RASSEGNA STAMPA
"Finalmente un'emozione. Guerra è una potente e toccante creazione al cui centro non vi sono eserciti, né assalti, né ammazzamenti. C'è, invece, un'umanità variamente sommersa composta da emarginati, da disadattati, da sofferenti, che Delbono porta in scena come fossero i personaggi di un circo. E sullo stile del circo è strutturato lo spettacolo. (...) Divertimento, e grande, ma quanta rabbia, e quanta pietà umana. Si capisce che, alla fine, il pubblico non smetta più di applaudire".


Osvaldo Guerrieri, La Stampa


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