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IL SILENZIO (2000)

Una produzione ERT Debutto: giovedì 20 luglio 2000

Gibellina, Orestiadi-Cretto di Burri
produzione Compagnia Pippo Delbono, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione Orestiadi

ideazione e regia

Pippo Delbono

con

Pippo Delbono, Pepe Robledo, Bobò, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Lucia Della Ferrera, Elena Guerrini, Gianluca Ballarè, Dolly Albertin, Fadel Abeid, Mr. Puma, Claudio Gasparotto, Ilaria Distante

voce cantata

Danio Manfredini

musicisti

Andrea Bulgarelli, Giovanni Ricciardi, Fausto Ferraiuolo

produzione

Compagnia Pippo Delbono - Emilia Romagna Teatro Fondazione - Fondazione Orestiadi

compagnia

in residenza

debutto

20/7/2000, Gibellina, Orestiadi


Lo spettacolo è nato nel luglio 2000, pensato e creato appositamente per le "Orestiadi" di Gibellina, paese della Valle del Belice devastato dal terremoto del 1968. A Gibellina il silenzio è stato allestito sul Cretto di Alberto Burri, un enorme fazzoletto di cemento che copre i resti dell'antico paese.

"Lo spettacolo il silenzio parte da una memoria, legata al devastante terremoto della vecchia città di Gibellina nel 1968. Non tanto per raccontare un fatto storico, ma per soffermarsi su quell'attimo - eterno - che racchiude il silenzio della morte e il silenzio della vita. Là, in quel luogo, riemerge un mondo di infanzia e di vecchiaia. Il silenzio dei vecchi e il silenzio dei neonati. La nascita, la morte e la rinascita alla vita. Mi riporta al silenzio dei sordi, alle troppe parole che ci assordano, al silenzio di Bobò. Al silenzio di una grande pietra e di un dolce lenzuolo che ti avvolge, ti copre, ti protegge. All'amore, al desiderio, alla passione, alla carne, alla fragilità."


Pippo Delbono


Il sito della Compagnia Pippo Delbono

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Tu fino ad ora ti eri misurato con sommovimenti che avvengono all'interno della persona, o al più nei rapporti sociali tra le persone. Da lì sono nati appunto Barboni, o la stessa Guerra; questa volta invece fai riferimento ad un evento "naturale". Tu hai mai vissuto un terremoto?

No, direttamente no, ma ho vissuto dimensioni vicine ad un terremoto, come potrebbe sicuramente essere trovarsi su un bilico forte: penso che in quell'attimo si stabilisca una relazione forte e diretta con la morte. Credo che questo per noi possa essere il terremoto: quell'attimo che può essere e diventare infinitamente lungo, oppure infinitamente breve, quell'attimo in cui tutta la vita ti passa davanti. Credo che sia quell'attimo in cui sviluppi la saggezza, in cui velocemente devi crescere. Mi sembra importante fermarsi su questo.

Il terremoto è un sommovimento tellurico, geografico, fisico, ma che implica poi tanti altri sommovimenti. È un'esperienza terribile perché mentre distrugge, è anche un'occasione in cui bisogna ripartire da zero.

Sicuramente dopo queste grandi distruzioni c'è comunque l'inizio di una rinascita. Certamente quando si perde tutto, in quell'attimo penso che ci sia già il germe per un grande ripartire. Anche nella vita, penso ad una persona che perde la sicurezza, ma nella sicurezza sono anche tutti i limiti a una crescita dell'arte. Pasolini diceva "ricomincio dove non c'è certezza". E mi viene in mente che anche in questa dimensione di distruzione, uno si ritrova bambino, cioè di nuovo a ricominciare qualcosa, a riaprirsi alla vita. E questo, secondo me, può essere importante. Mi vengono in mente altre cose al riguardo: ad esempio l'eternità della vita, l'amore, o quella che è una relazione forte tra il desiderio di amore e il desiderio di morte. Escono fuori comunque anche sensazioni più personali e private: un desiderio di morte, qualcosa che è nella radice profonda della nostra vita. Anche rispetto a qualcosa che è quasi incisa e segnata nel profondo della nostra vita, ora mi piace mettermi a "sindacare" in quella zona lì.
Perché quel momento costituisce una sorta di "grado zero"?

Sì, grado zero, e quindi un momento di pulizia. A quel punto lì non hai probabilmente più paura. La nostra dimensione "normale" è di essere assorbiti da tante cose, tante paure, tante ansie, tante preoccupazioni su chi siamo, sul futuro, sul prima, sull'amore, sui rapporti, che si fa fatica a scegliere. Fai fatica a vedere qual è la cosa migliore, perché c'è talmente tanta roba che interviene. Nel momento del terremoto, e in quel rapporto viso a viso con la morte, si schiarisce improvvisamente tutto, non hai più niente da perdere, e credo che lì emerga una saggezza assoluta, che ti apre gli occhi.

Il titolo il silenzio nasce certo per contrasto rispetto al tremendo boato del terremoto. Il silenzio però è anche la dimensione naturale dei Ruderi di Gibellina, un posto molto isolato dove non passa normalmente molta gente.

È il silenzio di quei posti dove senti e riesci ad ascoltare il rumore degli animali, dove riesci a sentire le persone che camminano e le senti che parlano piano e ti arrivano le loro voci. È molto forte la dimensione del silenzio che si vive lì. Quando io mi sono messo a scrivere e a pensare quante volte viene fuori questo silenzio nella vita, ho scoperto che la vita incredibilmente è piena di silenzi, di pause e di silenzi. Il silenzio è una parola su cui anche mi piace stare, ed esplorarla.


Da una conversazione con Pippo Delbono a cura di Gianfranco Capitta, giugno 2000

RASSEGNA STAMPA
L'evento centrale delle "Orestiadi" è un bellissimo spettacolo di Pippo Delbono, Il silenzio. Forse il suo capolavoro poetico. (...) Ne Il silenzio, Delbono conduce la propria singolarissima compagnia e l'oggetto poetico - la Distruzione - a incontrarsi nel punto più alto possibile. Meditazione sulla distruzione, Il silenzio parte dal frastuono del terremoto e, da lì, attraversa tempo e situazioni, allargando la distruzione, come per ondate sismiche, e trasferendola nella vita quotidiana, nel day by day pubblico, privato ed intimo. (...) Grande spettacolo, Il silenzio. Un'ora e mezza di potenza, divertimento, dolore, incantamento, compiutezza artistica, bellezza.


Luca Doninelli, Avvenire


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