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LA BROCCA ROTTA (2003)

Una produzione ERT Debutto: martedì 4 novembre 2003

Teatro Sociale, Brescia
Emilia Romagna Teatro Fondazione - CTB Teatro Stabile di Brescia

di

Heinrich von Kleist

musicisti

Cesare Lievi

con

Franca Nuti, Gian Carlo Dettori, Sandra Toffolatti, Marco Balbi, Leonardo de Colle, Emanuele Carucci Viterbi, Piero Domenicaccio, Giusi Turra, Paola Di Meglio, Carlotta Viscovo

scene e costumi

Maurizio Balò

luci

Gigi Saccomandi

produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione - CTB Teatro Stabile di Brescia


Rappresentata da Goethe a Weimar nel 1808, La brocca rotta è una commedia ispirata ad un'incisione di Jean Jacques Le Veau del 1782 che Heinrich von Kleist scrisse nel 1806. Il testo conferma la tendenza "metafisica" delle opere del drammaturgo tedesco che trasformano la comicità in caricatura grottesca dando consistenza ad un intreccio cui si aggiunge una lettura simbolica e filosofica: in ciascuno di noi si nasconde una natura potenzialmente criminale e sempre si troverà qualcuno pronto a salire sullo scranno del giudice e a condannare quella che è in fondo una parte di se stesso.
Sulla scena Adam, giudice disonesto e un po' infingardo di un villaggio olandese, ha tentato un'avventura notturna con una giovane e bella ragazza, Eva, la quale gli ha resistito; scoperto senza però essere riconosciuto, l'uomo le ha prese di santa ragione dal fidanzato di lei. Nel tafferuglio viene rotto un orcio di un certo valore, di cui la madre della ragazza chiede il risarcimento con una querela presentata davanti al giudice. La donna è convinta che il colpevole del danno materiale e dell'impresa amorosa sia Roberto, il fidanzato della figlia, e pertanto pretende che lui ripari sposandola.
Il processo si svolge alla presenza di un consigliere di giustizia venuto da Utrecht per un'ispezione all'ufficio del giudice e Adam, nonostante ricorra alle più sfrontate menzogne, è assediato dalla verità fino a quando la ragazza lo accusa apertamente.


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La brocca rotta: travestimenti
È chiaro: le Fiandre, l'ambientazione rurale, i personaggi apparentemente imprigionati nei costumi, gli usi, le convenzioni di quell'ambiente, la loro ignoranza e la loro furbizia sono la veste di un mondo ben diverso da quello che evocano. Il loro mondo in realtà è quello di Kleist: la Prussia (e la Germania) a cavallo tra Settecento e Ottocento, la crisi culturale in cui si snervano le menti più alte e sensibili del tempo, l'avanzata inarrestabile di una classe borghese che continuamente deve fare i conti con l'arretratezza politico istituzionale del paese, la crisi dell'illuminismo ecc. ecc.
Non si tratta quindi di una commedia realistica su un giudice corrotto in un villaggio delle Fiandre, ma di un capriccio filosofico che, complice la lingua, mette a nudo con estrema crudeltà i meccanismi di false verità in cui un mondo si crogiola e si muove senza saperlo. False verità, ma non solo. Il capriccio kleistiano è così radicale e articolato che l'intreccio di falsità ben presto si tramuta in rappresentazione di un mondo dove l'assenza di verità - o meglio: l'impossibilità di determinarla - diventa "fondamento".
Un giudice viene giudicato. Ma chi lo accusa e giudica è meno colpevole di lui? Qualcuno sta fuori dal gioco? O tutti sono incastrati in una trappola da cui è impossibile scappare?
La brocca rotta è davvero una commedia? O non è la forma "commedia" anch'essa un travestimento?
E il buco nella brocca è davvero solo il segno che qualcuno ("il vecchio Adamo") ha attentato alla verginità di una ragazza?
Pochissimi anni prima della stesura de La brocca rotta, un grandissimo poeta contemporaneo di Kleist, Hölderlin, tenta di scrivere una tragedia: La morte di Empedocle. Il confronto con la civiltà antica e in modo particolare con il teatro greco, si sa, è una costante dell'umanesimo classico tedesco (basti pensare all'Ifigenia di Goethe e a La sposa di Messina di Schiller) ma questo confronto che in Hölderlin diventa una "sfida mortale", si trasforma ben presto in consapevolezza dell'impossibilità di rifare la tragedia, ma soprattutto di ridefinire, in epoca moderna, il profilo e il carattere dell'eroe tragico. L'ultimo eroe tragico - dice l'Empedocle incompiuto di Hölderlin - è Cristo. I nostri tempi non hanno, non possono avere eroi tragici.
Sulla brocca che è andata rotta era dipinta la consegna delle Fiandre a Filippo II. Un evento fondamentale per quel Paese. Ora, proprio lì dove era raffigurato il re che riceveva la corona, c'è un buco.
Le prime battute della signora Marta - è con lei (e solo grazie a lei) che il testo si avvia a essere quello che è - sono di completa sfiducia nei confronti della giustizia, la giustizia non c'è, sembra dire, eppure è lei a ricorrere al tribunale, è lei a gettare Ruprecht e la figlia nelle grinfie della cosiddetta giustizia!
Contraddizione tragica quella di Marta: non crede alla giustizia eppure ricorre ad essa (e non può non farlo), a qualche cosa che sa che non c'è, e che se c'è, è un gioco, un intrico perverso di caso e convenzioni.
La commedia non rischia così di diventare tragedia?
Si potrebbe dire che il tragico nei nostri tempi si dà solo nella forma del comico. O meglio: del ridicolo.
Cesare Lievi

RASSEGNA STAMPA
La brocca rotta, che Heinrich von Kleist scrisse nei primissimi anni del diciannovesimo secolo, è, accanto (...) a pochissimi altri capolavori, una Commedia Perfetta, ossia un testo dove l'interesse è sostenuto in eguale misura dallo sviluppo di una trama impeccabile e dalla descrizione di personaggi tutti vivi e interessanti. (...) Lo spettacolo dello Stabile di Brescia è magnifico. (...) Lievi ha poi tradotto i versi di Kleist in una prosa molto limpida, moderna, senza concessioni ai gerghetti correnti (...) i dieci interpreti, sempre presenti sul palco, rispondono al meglio, coordinandosi in un vero ensemble (...).
Masolino d'Amico, La Stampa


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