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URLO (2004)

Una produzione ERT Debutto: martedì 13 luglio 2004

Festival d'Avignon

Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival d'Avignon,
Le Volcan - Scène nationale du Havre,
Maison de la Culture de Bourges, Scène nationale de Sète,
Spielzeiteuropa Berliner Festspiele, Teatro di Roma,
Thèâtre de la Cité - Thèâtre national de Toulouse


in collaborazione con Fondazione Orestiadi di Gibellina

con

Umberto Orsini e Giovanna Marini e con Fadel Abeid, Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Enkeleda Cekani, Margherita Clemente, Piero Corso, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Claudio Gasparotto, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Elena Guerrini, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Mr. Puma, Pepe Robledo

ideazione e regia

Pippo Delbono

creazioni musicali

Giovanna Marini con la Banda Popolare del Testaccio, diretta da Silverio Cortesi

produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival d'Avignon, Le Volcan - Scène nationale du Havre, Maison de la Culture de Bourges, Scène nationale de Sète, Spielzeiteuropa Berliner Festspiele, Teatro di Roma, Thèâtre de la Cité - Thèâtre national de Toulouse

in collaborazione con

Fondazione Orestiadi di Gibellina

scene

Philippe Marioge

luci

Manuel Bernard

costruzioni scene

Atelier de la Maison de la Culture de Bourges


Urlo ha debuttato al Festival di Avignone dello scorso anno. Nasce però da un pensiero che mi porto dietro da tempo.
Del resto, uno spettacolo per me nasce sempre da domande, da interrogativi su cose che non capisco, da inquietudini, ombre che mi passano accanto, menzogne, aria di malattia. I miei spettacoli passati hanno quasi sempre parlato di malattie fisiche, di dolori, lotte, follia. Ora l’urgenza che avvertivo era sì verso una malattia, ma nuova, di diverso tipo. Esistono malattie che non sono più riconoscibili in quanto tali, ma per questo più mostruose, più terribili, nascoste, difficili da scoprire, anche in noi stessi. Come il potere.
Un male che ci portiamo dentro e che si sviluppa in modo sottile. Certo, c’è quello dei Bush o dei Berlusconi, il potere plateale di chi gestisce la sorte di tante persone… Ma più vasto, più malefico ancora è il potere come sottile aspirazione che coltiviamo tutti noi, alimentato dall’arroganza e dall’io. Quella tentazione di identificare la propria persona nel momento in cui ha qualcun altro da sottomettere. L’essere umano che ha bisogno, per affermarsi, di tenere in pugno un suo simile.
Noi abbiamo dimenticato. Guardando gli sciamani dell’America Latina ho avuto l’impressione che fossero tra i pochi portatori di una storia dell’umanità dimenticata, uomini che portano dentro di sé un segreto, forse la possibilità di un mondo diverso. Ma gli uomini credono di essere immortali, e questo è il segno più evidente della loro ignoranza. Che non vuol dire non aver letto. La conoscenza è un’altra cosa. Conoscenza e cultura sono soprattutto accettazione di noi stessi, dell’essere umano e di ciò che ti sta attorno, del proprio essere fragile, mortale. Ma no, noi crediamo che la cultura sia quella che ti dettano gli intellettuali, dominati dalla loro mente, altra forma terribile di potere. La mente che ti comanda, che non ti permette più di ritrovare il bambino che è in te, che non lascia riscoprire quella semplicità che evocava Socrate quando diceva so di non sapere.
Per me il teatro è il luogo in cui voglio condividere tutto questo con gli altri. Certo, anche un palco è un luogo di potere e anch’io porto i limiti dell’intellettualità. Ma credo che aver toccato certe zone della vita come il dolore, la malattia, il senso di morte, mi abbiano fatto crescere un po’. E mi abbiano messo delle antenne che mi fanno avvertire tutt’intorno quest’aria malata di potere.
Urlo è un grido. Quello del neonato, ma anche lo strazio del torturato, la furia dell’arrabbiato che chiede la fine del tempo iniquo, proclama l’urgenza di un mondo più umano. Nella lingua dei poeti, Urlo è anche l’ululato del vento, dei lupi e della schiera dei potenti, il ringhiare dei cani da guardia dell’ordine dominante, il clamore della moltitudine del popolo non sottomesso.
Ma grido anche il bisogno del bambino, grido la voglia di libertà. Perché il potere è anche quello che ognuno di noi ha di cambiare il proprio destino. Diceva Chaplin: pensa alla forza che fa crescere gli alberi, pensa alla forza che fa girare l’universo. E poi pensa che quella stessa forza è dentro di te.
Pippo Delbono


BIOGRAFIE

Compagnie

Compagnia Pippo Delbono

Artisti

Umberto Orsini



IMMAGINI

 

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