intestazione

ARCHIVIO

 

VECCHI TEMPI (2004)

Una produzione ERT Debutto: mercoledì 14 gennaio 2004

Teatro Storchi, Modena
Emilia Romagna Teatro Fondazione - CTB Teatro Stabile di Brescia

con

Umberto Orsini, Greta Scacchi, Valentina Sperlì Galatea Ranzi e Elena Ghiaurov

di

Harold Pinter

di

Roberto Andò

con

Umberto Orsini, Valentina Sperlì, Galatea Ranzi e Elena Ghiaurov (in alternativa)

scene

Giovanni Carluccio

produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Stabile di Catania


Harold Pinter scrisse Vecchi tempi nel 1970, poco prima di cominciare a lavorare alla riduzione cinematografica dell'opera di Proust. Anche Pinter, come lo scrittore francese, crede che il tempo perduto si riveli nell'amore, nelle sue traiettorie asimmetriche.
"Memory play", commedia della memoria che potrebbe anche essere definita "forgetting play", commedia della dimenticanza, Vecchi tempi mette a fuoco la questione dell'arbitrarietà del ricordo. In una stanza, spazio pinteriano per eccellenza, una coppia attende una visita: un'amica della giovinezza della moglie. Lui è curioso di conoscerla, curioso di un passato di cui sa poco. Promette che sarà vigile, vuole osservare le due donne insieme, capire la sua amata attraverso il riflesso dell'altra. Il testo prende avvio con una conversazione su una strana visita che sta per avvenire, perché in realtà lei, l'altra, è già lì, come un'ombra. Le sarà sufficiente voltarsi per entrare in scena e intrufolarsi col ricordo nelle loro reciproche reticenze.
Come sempre in Pinter, la comunicazione è piena di omissioni. Qualsiasi confine fra narrazione "storica" e narrazione inventata appare velleitaria. La battuta di Anna esplicita questa condizione: "A volte ci si ricorda di cose anche se non sono mai avvenute. Io ricordo cose che magari non sono mai avvenute, ma proprio perché le ricordo diventano reali".


********
Come in un bellissimo verso dell'amato Yeats in Old Times Harold Pinter lascia che "i vivi appaiano ancora più ombre delle ombre" ("night can outbalance day,/our shadow rove the garden gravel still,/the living seem more shadowy than they.") Come in una sua breve poesia dove l'io che narra dice "everything we do /Corrects the space /Between death and me /and you", come in tutto il grande teatro, in tutta la grande poesia di ogni tempo, in Old Times si odono le inconfondibili voci dei vivi e dei morti , mescolate insieme, nello spazio della tipica stanza cara all'autore, dove il fuori e il dentro, il passato e il presente non hanno altro geometrico riscontro che non sia quello che la memoria e l'oblio e ciò che non fu detto - la menzogna non svelata - lasciano come traccia. Non fantasmi certo, non messaggeri dell'al di là, ma vite sfumate nei trucchi dell'esistenza - nello stato in cui nella mente ciò che ci appartiene della vita passata e presente diviene ombra - i tre personaggi che Pinter raduna insieme con un pretesto concreto che sin dalle prime battute conferisce alla commedia l'andamento classico, ingannevole e geniale, di una ben riconoscibile tradizione inglese.
Una coppia attende una visita, un'amica della giovinezza della moglie. Lui è curioso di conoscerla, curioso di questo passato di cui sa ben poco. Promette che sarà vigile, vuole osservarle insieme, capire la sua donna attraverso il riflesso dell'altra, della sconosciuta. È una strana conversazione su una strana visita che sta per avvenire, perché in realtà lei, l'altra, è già lì, come un'ombra, e Pinter ci avverte immediatamente della sua presenza in una didascalia. Le sarà sufficiente voltarsi per entrare in scena e intrufolarsi col ricordo nelle loro reciproche reticenze. ("Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto?"- echeggia Eliot). Per muovere con loro una conversazione sul filo della memoria, geometrica pur nelle vistose lacune di ognuno, conversazione che proustianamente finirà con lo schiudere "la dolorosa contraddizione della sopravvivenza e del nulla".
Pinter scrive Old Times nel 1970 e come testimonierà successivamente presentando alle stampe la sceneggiatura del suo Proust , scritto per Joseph Losey, della Recherche ha letto sino ad allora La strada di Swann, l'opera intera avrà modo di incontrarla - e sarà un felice incontro - soltanto nel 1972. Presagio del grande lavoro su Proust, Old Times, rivela con la perfezione del capolavoro, l'affinità tra Pinter e l'autore della Recherche. Anche Pinter come Proust crede che il nostro mondo perduto, il tempo perduto allo stato puro si riveli nell'amore, nei suoi geroglifici. Anche Pinter come Proust crede che l'amore sia essenzialmente un malinteso, così come l'amicizia. Come una cellula della Recherche, come una sua postilla geniale, Old Times racconta la perlustrazione compiuta da Deeley attraverso Anna del passato di Kate, la ricerca di quel distillato segreto che vi è presumibilmente sigillato, sondato attraverso l'amica della giovinezza, messaggera di quel passato e unico reperto da cui risalire all'ignoto che vi è probabilmente racchiuso. L'attività proustiana per eccellenza è interrogare i mondi sconosciuti, apparentemente impenetrabili, che restano avviluppati nell'amata. Deeley nella commedia di Pinter si dedica a questo. L'intimità che ci lega al nostro essere amato presuppone ineluttabilmente un mondo formato con altre persone, prima di noi, di cui noi non facciamo parte, non faremo mai parte. La dimensione veritiera, ineluttabile dell'amore è allora la gelosia. Lo stato che la gelosia rianima è infatti l'insondabilità di ciò che è stato tra chi amiamo e il suo passato. Ma Old Times non è una semplice ancorché geniale variazione da Proust. È il play di un autore tra i più grandi del Novecento che da sempre piega la realtà al suo sguardo e se esiste un universo proustiano è ormai altrettanto tangibile e familiare un mondo pinteriano.
Ben presto infatti ci rendiamo conto che in questa investigazione condotta da Deeley c'è qualcosa che non quadra. Anche Deeley ha conosciuto Anna. Anche Deeley mente, omette, rivela con reticenze e nebbie qualcosa che solo poco a poco riusciremo a intuire, ma non del tutto.
Forse i tre , Deeley, Kate, Anna si sono incontrati nello stesso posto e si sono poi rivisti negli stessi ritrovi londinesi. Una festa, certamente un cinema dove proiettavano Il fuggiasco. I contorni sfumati, nebbiosi del ricordare sembrano comunque condurli negli stessi luoghi. Anna e Kate. Deeley e Anna. Kate e Deeley. Coincide il ricordo di un uomo che piange in una camera, seduto sulla poltrona, raggomitolato, spiato da due donne. Come in un perfetto congegno giallo scopriamo che l'escluso, Deeley, è di questo mistero il detective di se stesso, l'inquirente che accumula prove che incastreranno lui stesso, in un thriller inconsueto che lasciando sfumare i tratti fisici di Anna in quelli di Kate, sino a farli perfettamente coincidere, non trova altro colpevole, altro crimine che il prodigioso sortilegio della memoria, "la douloureuse synthèse de la survivance et du néant".
Il paesaggio struggente della mente, come in un mosaico, da il via in Old Times all'intricata , lenta dissolvenza in cui ci congediamo dal sentimento ineffabile di qualcuno che pensavamo di aver posseduto, dal quid che credevamo, per averlo sfiorato, di avere carpito. È la lenta sfumatura a nero in cui dissolve la nostra vita rimescolando i ricordi che rendono ogni vivo pericoloso e sempre in attesa, l'elucubrata rivisitazione di una vita in cui saremo l'un per l'altro solo ipotetici relatori, o meglio inattendibili testimoni.

P.S.
L'antefatto della sfortunata storia di Old Times in Italia, come è noto, risale alla regia di Luchino Visconti, andata in scena all'Argentina di Roma nel 1973, regia sdegnosamente rifiutata dall'autore. L'aneddotica su questo episodio è varia, e per quel che vale, al di là delle curiosità e dei pettegolezzi, illumina un periodo in cui la Forma era ancora in grado di generare conflitti. Per quel che so da Pinter , per quel che lui stesso mi ha raccontato in varie occasioni, le sottili ambiguità, la risonanza equivoca di ciò che effettualmente si scambiano con i loro nebulosi ricordi i tre personaggi della pièce, avevano trovato nella interpretazione di Visconti una chiave abbastanza esplicita - come Giuseppe Tomasi di Lampedusa che distingueva le opere letterarie in magre e grasse, implicite ed esplicite, Pinter è sempre stato un cultore del magro e un fiero avversario dell'esplicito in arte - affidata sostanzialmente all'omosessualità, al presunto legame amoroso tra le due donne, Anna e Kate. Ma da tutto ciò che ha scritto Pinter è però quasi del tutto impossibile ricavare una evidenza su quanto i suoi personaggi lasciano filtrare del loro passato, tantomeno d'un suo veritiero resoconto. Per Pinter la biografia è infatti un genere da sempre estinto, tutt'al più, come per Borges, è una finzione. Anche la biografia sessuale di Anna e Kate è relegata a una oscura contraddizione di indizi. Nondimeno, al di là della forma che Visconti diede a questo tema (mi pare d'intuire che il problema per Pinter fosse proprio il linguaggio, il codice prescelto) non vi è dubbio che si tratti di un nodo centrale, affatto peregrino. La predizione che Alfred De Vigny affida a Sansone -"Les deux sexes mourront chacun de son coté" - così come pervade la verità dell'amore nella Recherche di Proust , altrettanto contagia, misteriosamente, questa pièce di Harold Pinter. Misteriosamente dicevo, con quella avvertenza che ci fa guardare al suo mondo, dopo Beckett, con Beckett, attraverso personaggi e soggetti che come ha detto Adorno rappresentano "la dissociazione dell'unità di coscienza", abitanti di un mondo in cui "il soggetto non è più con certezza identico a se stesso". Un mondo in cui "la comunicazione, legge universale della convenzione, annuncia che non è più possibile nessuna comunicazione". Quel Beckett che aveva riletto bene, meglio di ogni altro suo contemporaneo, Proust :" L'uomo di buona memoria non ricorda niente perché non dimentica niente."
Roberto Andò


BIOGRAFIE

Artisti

Roberto Andò

Umberto Orsini



IMMAGINI

 

NUOVO SITO

Clicca qui per accedere al nuovo sito di Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Emilia Romagna Teatro Fondazione, Modena
realizzazione sito internet Web and More S.r.l.