intestazione

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ESODO (2000)

Una produzione ERT Debutto: martedì 18 gennaio 2000

Modena, Teatro delle Passioni
produzione Emilia Romagna Teatro

compagnia

Pippo Delbono, Fadel Abeid, Dolly Albertin, Gianluca BallarŔ, Bob˛, Enkeleda Cekani, Piero Corso, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Fausto Ferraiuolo, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Elena Guerrini, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Maura Monzani, Moh

ideazione e regia

Pippo Delbono

compagnia

Pippo Delbono - Compagnia in residenza

con

Fadel Abeid, Dolly Albertin, Gianluca BallarŔ, Bob˛, Enkeleda Cekani, Piero Corso, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Fausto Ferraiuolo, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Elena Guerrini, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Maura Monzani, Mohamad Hussein Mo

compagnia

Tommaso Rossi

compagnia

Pippo Delbono-Emilia Romagna Teatro Fondazione

produzione

Compagnia Pippo Delbono, Emilia Romagna Teatro Fondazione


Il punto di partenza per Pippo Delbono Ŕ, questa volta, la realtÓ degli extracomunitari, che esplorata e vissuta nel suo difficile rapporto con un ambito apparentemente lontano come quello del teatro, permette di scavare ancora in direzione di una ricerca artistica che Ŕ frutto di una mancanza, una ferita, aprendosi progressivamente all’incontro con la diversitÓ. Il filo conduttore di questo lavoro si materializza in un esodo fisico e interiore, che tenta di ricongiungere e sanare lo scarto grande che rende conflittuali momenti culturali distanti, tanto nella metafora poetica quanto nella pratica quotidiana.



Il sito della Compagnia Pippo Delbono

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Sciogliendo in un sacrificio visivo, senza pietÓ, immagini di bellezza crudele, ambigue e fluttuanti, retoricamente e consapevolmente sospese tra il sorriso della purezza e l'amarezza di un pensiero, con la necessitÓ di una voce che fermi, ritmi, spieghi con un linguaggio pi¨ consolidato un'alchimia sottile, Esodo racconta una separazione. Con le parole di Brecht, il Sutra del Loto, Primo Levi, la Bibbia dell' Esodo, Charlie Chaplin, Pasolini, Nichiren Daishonin, lo sguardo stupefatto viene sospeso e invitato ad una riflessione sulla guerra; con le parole della bellezza si racconta l'esodo di chi Ŕ stato cacciato dalla propria terra, di chi Ŕ fuggito da una dittatura, di chi ha un'anima in un corpo diverso, di chi ha lasciato il manicomio, di chi non sa dove sta andando, di chi ha paura della morte.



"Questo lavoro, cosý come Barboni e Guerra, nasce dalla ricerca di quell'arte che Ŕ frutto di una mancanza, di una ferita. Il filo che sto inseguendo Ŕ quello dell'esodo, fisico e interiore, e ancora una volta lo tendo costruendo delle relazioni, degli incontri tra il nucleo "storico" della Compagnia con altre persone, altre storie. In questi mesi ho incontrato molti extracomunitari in diverse zone d'Italia. Ognuno viveva relazioni diverse con la gente del posto. Alcuni momenti sono stati difficili. Mi sono scontrato con un diverso modo di vedere la vita, la morte, il potere, il sesso. Delle volte mi sono anche scandalizzato. E forse anche loro, di me. Io chiedevo una loro attenzione artistica, e loro chiedevano soldi per mangiare. Io gli proponevo una dimensione metaforica, poetica, e loro mi rispondevano con la necessitÓ di dire cose molto semplici, chiare, ovvie, dettate da chi si trova tutti i giorni nella lotta di cercare lavoro, casa, e di sentirsi comunque in una situazione di "emarginazione". Da loro Ŕ venuta fuori la necessitÓ di trovare un'identitÓ, in un Paese che li accoglie anche, ma li fa sentire eternamente estranei. E d'altra parte ho sentito in molti di loro il rifiuto di conoscere la nostra cultura, il nostro mondo. E comunque tra incontri, perdite, rincontri, si Ŕ creato un gruppo. Tutte queste persone hanno lasciato qualche cosa.

Un giorno Bob˛ - attore sordomuto che lavora nella mia compagnia - ha visto da lontano alla stazione di Roma un barbone cieco; Ŕ partito subito di corsa verso di lui e gli ha dato uno schiaffo. E questo l'ha riconosciuto e gli ha urlato: "Bob˛! Cannavacciuolo!" Era un vecchio compagno di manicomio di Bob˛. Anche Bob˛ ha lasciato qualcosa quando ha cominciato a lavorare con noi, ha lasciato il manicomio dove aveva vissuto per quarant'anni. Esodo Ŕ l'incontro tra la compagnia e queste nuove persone scappate, fuggite.

Si racconta che il principe Siddharta, che viveva in un palazzo dove lo tenevano all'oscuro di tutte le sofferenze del mondo, un giorno decise di uscire e da un lato del palazzo vide un vecchio, da un altro lato vide un uomo ammalato, e poi un uomo morto, e infine un uomo che pregava, e cosý decise di lasciare il palazzo reale e seguire la via della meditazione. Nelle persone che ho incontrato o nelle cose che ho letto, storie di persone che hanno dovuto lasciare la loro terra per motivi politici, religiosi, di guerra, di fame, di tortura, vivendo quindi in una perenne situazione di instabilitÓ, di rapporto pi¨ precario con la vita e - inevitabilmente - pi¨ precario con la morte, una situazione di rischio, di costante pericolo, in molte di queste persone ho trovato un rapporto pi¨ profondo con la spiritualitÓ.

Mi piace pensare a uno spettacolo come a un incontro vivo di persone diverse, diversi corpi, diverse culture, diverse identitÓ, e ricercare lý qualcosa di pi¨ profondo che li unisce."

Pippo Delbono



Il sito ufficiale di Pippo Delbono

RASSEGNA STAMPA
"L'esodo e gli esuli come cifra del presente, come lettura di un mondo dove domina la violenza: Pippo Delbono, uno dei pi¨ acclamati registi teatrali del momento, racconta il dolore. Non quello astratto, ma il dolore vero, profondo, lancinante, nato da un contesto storico-politico che parla il linguaggio dei desaparecidos argentini, del popolo del Sahara, degli algerini, degli ebrei, dei palestinesi, degli albanesi, degli jugoslavi (...) Esodo Ŕ una partitura a pi¨ voci di rara bellezza, che unisce impegno e cura estetica."


Angela Azzaro, Liberazione


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Compagnie

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