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FREDDO (2011)

Una produzione ERT in scena Debutto: giovedì 3 marzo 2011

Teatro delle Passioni - Modena

di

Lars Norén

traduzione

Annuska Palme Sanavio

regia

Marco Plini

scene e costumi

Claudia Calvaresi

luci

Robert John Resteghini

suono

Franco Visioli

assistente alla regia

Thea Dellavalle

con

Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi

direttore tecnico

Robert John Resteghini

capo elettricista

Fabio Bozzetta

elettricista

Vincenzo De Angelis

macchinista

Andrea Bulgarelli

organizzazione

Marisa Villa

ufficio stampa

Silvia Pacciarini

scene costruite nel laboratorio di

D. ex M.

foto di scena

Lorenzo Porrazzini

produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione


Nel segno di una pregnante attualità, con Freddo il drammaturgo svedese Lars Norén affronta la questione del razzismo e della xenofobia, temi che stanno acquistando una rilevanza sociale sempre maggiore nei paesi scandinavi e non solo.
Norén, attento osservatore della società contemporanea, ha scritto Freddo dopo la sua esperienza di lavoro, durata alcuni anni, in alcune case di reclusione svedesi, firmando un testo singolare e militante, così diverso da suoi famosi quartetti di coppie borghesi.

Freddo è un atto di denuncia, un contributo alla riflessione su una cultura della tolleranza sempre più necessaria per un futuro prossimo.



ESTRATTI STAMPA:

Rodolfo Di Giammarco – La Repubblica 16 aprile 2011
Tatuaggi, teste rasate, jeans e felpe da branco, birra a fiumi, rabbia, oscenità, urla, gestacci, slogan, sevizie, razzismo turpe.
Non si fanno mancare nulla, i tre adolescenti che sembrano usciti da una discarica e non da una scuola in Freddo, del tragico svedese Lars Norén. La regia di Marco Plini per l’ERT li tiene a bada a stento in un giardinetto per l’infanzia dove transita un compagno di origine coreana su cui si sfogano gli istinti bestiali e xenofobi di questi nazionalisti in erba che lasciano sul campo un cadavere. Un orrore che nel 1999 percepiva un fenomeno europeo, con riferimenti (già in origine) al calcio, al Milan, a Berlusconi. Michele di Giacomo, Angelo Di Genio e Federico Manfredi s’accaniscono su Alessandro Lussiana. Un cazzotto allo stomaco.


Maria Giulia Minetti, La Stampa ed. Verbano Cusio Ossola e Novara, 24 novembre 2011
Lars Noren, (di cui abbiamo già visto al Piccolo Teatro «20 novembre», un atto unico per attore solo ispirato a un fatto di cronaca: il massacro di professori e compagni di liceo attuato nel 2006 dal diciottenne tedesco Sebastian Bosse) torna su una scena italiana con un altro ritratto di sociopatia giovanile di ben maggiore efficacia. Se la follia del giovane Sebastian aveva i limiti della psicosi individuale, singolare, qui invece i tre efferati studenti «nazionalisti» (uno dei quali è un poveraccio plagiato) specchiano una fetta di società alla sbando che trova nell’aggressione allo «straniero» - un compagno di scuola nato in Corea e adottato bambino da una coppia benestante - la propria giustificazione, la propria ragion d’essere, la chance di coltivare altrimenti impossibile senso di superiorità condito di «ideali»: la terra, il sangue, la stirpe.

L'autore: Lars Norén
Dal 1973 - anno del debutto sulla scena svedese con il dramma Fursteslickaren - sino ad oggi, sono oltre cinquanta le pièces di Norén rappresentate dentro e fuori i confini della Svezia.
Nato a Stoccolma nel 1944 da un padre cameriere presso vari ristoranti e da una madre figlia di un pastore luterano, all’età di cinque anni Lars Norén si trasferì con la famiglia nel sud della Svezia, dove i genitori avevano avviato un piccolo albergo.
La sua infanzia e adolescenza furono contrassegnate da una forte instabilità e da tragedie famigliari, alle quali Norén tornerà assiduamente nella sua produzione drammatica: il padre era un alcolista e continuò per anni a entrare e uscire da cliniche di disintossicazione senza grandi risultati; la madre fu colpita in giovane età da un tumore che la consumò lentamente e morì quando Norén aveva vent’anni.
Norén si dedicò inizialmente alla poesia, pubblicando in media una raccolta ogni anno fino al 1980 e riscuotendo ampi successi critici: le sue liriche, in cui è palese l’influsso dei poeti modernisti e surrealisti, risentono dell’esperienza dell’ospedale psichiatrico, in cui Norén fu internato per alcuni mesi dopo la morte della madre, nel 1964.
La crisi psicotica che lo colpì si manifestava con forti allucinazioni, durante le quali il drammaturgo si sentiva sommergere da veri e propri diluvi di voci e immagini, che reclamavano di essere rappresentate e che non cessavano di tormentarlo fino a che egli non le avesse trasposte sulla pagina.
Prima ancora che esercizio letterario, l’atto dello scrivere costituì dunque per Norén una forma di terapia per dare sfogo alla propria nevrosi, un modo per liberarsi dal carico di angoscia e pulsioni autodistruttive che lo invadevano.

Suggerimenti di lettura liberamente ispirati agli spettacoli in cartellone
a cura della Biblioteca Delfini di Modena:


  • John A. Lindqvist, Lasciami entrare, Marsilio 2006

  • Lars Norén, Tre quartetti, Ubulibri 1995




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