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IL NIPOTE DI WITTGENSTEIN (2001)

Una produzione ERT Debutto: giovedì 26 aprile 2001

con Umberto Orsini, Elisabetta Piccolomini
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

di

Thomas Bernhard

traduzione

Renata Colorni

adattamento e regia

Patrick Guinand

con

Umberto Orsini, Elisabetta Piccolomini

scene

Jean Bauer e Marie Helene Girard

luci

Jean Bauer and Marie Helene Girard

costumi

Pierre Albert

luci

Hervé Gary

produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione

debutto

26/4/2001, Modena, Teatro delle Passioni


Protagonista assoluto, Orsini è la proiezione letteraria di Bernhard intento a raffigurare se stesso mentre racconta a un'ascoltatrice silenziosa la storia di un'amicizia singolare, di un rapporto tra due pazzi: il primo è lo stesso Bernhard, che ha saputo dominare la sua pazzia, il secondo è Paul Wittgenstein, nipote reale o immaginario del noto filosofo tedesco, dominato dalla sua follia e morto in manicomio. Considerato uno dei più bei romanzi dell'autore austriaco è una sorta di "concentrato" dei temi di Bernhard, il suo testo più "intimo", come sottolinea Patrick Guinand, quello in cui affronta nel modo più diretto il tema dei sentimenti.
Per Il nipote di Wittgenstein, insieme a L'arte della commedia di Eduardo de Filippo, a Umberto Orsini è stato assegnato il Premio Ubu 2001 come miglior attore.
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Il nipote di Wittgenstein, scritto da Thomas Bernhard nel 1982, diretto e adattato da Patrick Guinand, aveva debuttato il 24 febbraio 1992 al Teatro Piccolo Eliseo di Roma, produttore di quell'allestimento che, oltre al protagonista, vedeva in scena Valentina Sperlì.
Racconta Umberto Orsini: "Il nipote di Wittgensteinallestito per il Teatro Eliseo dieci anni fa fu visto e amato da quindicimila persone, osannato dalla critica, e in definitiva imposto. Per questo ho deciso di iniziare un nuovo rapporto con Emilia Romagna Teatro partendo da un punto d'arrivo del mio lavoro. Il nipote di Wittgensteinè un testo che impone una recitazione "in solitario", anche se la relazione con la muta presenza femminile che è in scena è fondamentale. È una difficile e impegnativa prova d'attore. Soprattutto devo fare molta attenzione mentre recito a non lasciarmi sopraffare dall'emozione. Io sono abituato a gestire le mie forze per cedere alle emozioni in funzione del testo, ma ci sono dei momenti, nel Nipote, in cui quest'economia tenta di sfuggirmi e spesso l'emozione mi stringe la gola. Occorre allora un gran controllo, perché se è noto che ci si commuove molto più per noi stessi che per gli altri, un testo come questo accende un'immensa autocommozione. Qui non cerco di interpretare un personaggio, non "faccio Bernhard", qui ho deciso di "essere Bernhard" e quindi più che fare un personaggio sono me stesso che parla con le parole di un autore grandissimo, che finirà comunque per prevaricarmi e quindi rappresentarsi".
Protagonista assoluto, Orsini è la proiezione letteraria di Bernhard intento a raffigurare se stesso mentre racconta a un'ascoltatrice silenziosa la storia di un'amicizia singolare, di un rapporto tra due pazzi: il primo è lo stesso Bernhard, che ha saputo dominare la sua pazzia, il secondo è Paul Wittgenstein, nipote reale o immaginario del noto filosofo tedesco, dominato dalla sua follia e morto in manicomio. Considerato uno dei più bei romanzi dell'autore austriaco è una sorta di "concentrato" dei temi di Bernhard, il suo testo più "intimo", come sottolinea Patrick Guinand, quello in cui affronta nel modo più diretto il tema dei sentimenti, che compare di rado nella sua opera, il punto più vicino alla parola di Bernhard stesso, alla sua voce d'uomo, quella dell'autobiografia, che ci conduce nella sua casa-fortezza di campagna e nel suo universo letterario.
Per Il nipote di Wittgenstein, insieme a L'arte della commedia di Eduardo de Filippo, a Umberto Orsini è stato assegnato il Premio Ubu 2001 come miglior attore.

RASSEGNA STAMPA
"Non c'è dubbio: Il nipote di Wittgenstein è uno straordinario assolo, una eccentrica e memorabile tirata in cui la voce narrante è impostata, o imposturata, come quella d'un attore. (...) Nella magistrale traduzione di Renata Colorni, Orsini snocciola o centellina il monologo con una specie di appassionato virtuosismo, mentre una silenziosa presenza femminile (l'efficace Elisabetta Piccolomini) riordina, spazza o l'aiuta nei suoi frequenti cambi d'abito".


Roberto Barbolini, Panorama


BIOGRAFIE

Artisti

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