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AMLETO I II III (2002)

Una produzione ERT Debutto: giovedì 5 dicembre 2002

Cesena, Teatro Bonci

con Dominique Sanda, Roberto Trifir˛, Mario Valgoi, Massimo Verdastro

coreografie

Compagnia Lombardi-Tiezzi

di

William Shakespeare

traduzioni

Gerardo Guerrieri, Michele Leoni, Mario Luzi, Alessandro Serpieri

produzione

Federico Tiezzi

con

Gabriele Benedetti, Marion D'Amburgo, Stefania Graziosi, Massimo Grig˛, Ciro Masella, Annibale Pavone, Dominique Sanda, Alessandro Schiavo, Massimiliano Speziani, Roberto Trifir˛, Mario Valgoi, Massimo Verdastro

scene

Pier Paolo Bisleri

costumi

Marion D'Amburgo

produzione

Compagnia Lombardi-Tiezzi, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Metastasio Stabile della Toscana


"Cosa resta di Amleto a un regista e a un gruppo di attori che a pi¨ riprese hanno tentato di avvicinarsi al nucleo drammatico di un'opera che Ŕ allo stesso tempo mito-teatrale?

Il percorso di avvicinamento, di ingrandimento del dramma; la percezione, acuta, della teatralitÓ delle situazioni; l'ossessiva e malinconica qualitÓ della lingua shakespeariana... e il senso di essersi avvicinati a un mistero senza riuscire a svelarlo del tutto.
Una tragedia che sfugge all'analisi. O che accetta tutte le analisi mentre racconta di un uomo che non accetta nulla.

Rimane il mistero di un essere umano: e l'intensitÓ favolosa dei suoi raccordi con la nostra realtÓ interiore.

E ora? Dovr˛ spingermi pi¨ a fondo nella narrazione, enucleando, dentro la tragedia, il campo dei sogni e della memoria storica, ispirandomi alla regia dell'Amleto che Gordon Craig e Kostantin Stanislawskij fecero a Mosca nel 1911; entrando, con passione, nelle domande della follia (vera o presunta di Amleto - vera o assoluta di Ofelia); percorrendo la linea rossa del "teatro nel teatro" dipingendo la morte di Amleto come "messa in scena della propria morte"..."

Federico Tiezzi


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Con questo spettacolo Federico Tiezzi sceglie di non forzare la regia su una sola linea di lettura e decide di accogliere le molteplicitÓ dei punti di vista e la ricchezza di un testo quant'altri mai ambiguo e multiforme, complesso e apparentemente inafferrabile.

Tra il 1998 e il 2001 ha condotto un approfondito lavoro di analisi del capolavoro shakespeariano, alla guida di una stabile compagnia di attori. Da questo lungo laboratorio sono nati tre studi, tre spettacoli presentati in questi anni esclusivamente a Prato, Roma e Modena, che Tiezzi ha definito appunti in forma scenica, disegni preparatori di una regia, cartoni di un affresco che deve essere compiuto. A conclusione di questo approfondito confronto con un mito del teatro occidentale, teso a verificarne la consistenza e il suo processo di trasfigurazione nella contemporaneitÓ, Federico Tiezzi porta in palcoscenico Amleto, in uno spettacolo che compie l'intero racconto della vita e della morte del principe danese.

Alla traduzione di Gerardo Guerrieri si associano, in brevi brani e per ragioni drammaturgiche, la prima traduzione italiana del 1814 di Michele Leoni e quella, scritta per l'occasione, di Mario Luzi.

Amleto di Shakespeare racchiude nella sua complessitÓ il conflitto dialettico fra l'uomo e il potere e, insieme, la drammatica contrapposizione tra l'individuo e la societÓ; la catastrofe di una famiglia e, insieme, il crollo e la fuga della personalitÓ nella follia, lo scontro con la realtÓ e il sogno di un mondo nuovo... la tragedia di Shakespeare affonda le sue radici in alcune leggende nordiche, ma miti simili sono stati rintracciati in antichissime leggende orientali, per esempio in India e Persia. Lo schema Ŕ quasi sempre lo stesso; un usurpatore (spesso parente o fratello del re) uccide il re e ne sposa la vedova. Il figlio del re sfugge miracolosamente alla morte e, per vendicare l'assassinio del padre, senza dare sospetti, si finge pazzo.

Attraverso le visioni che ognuno di questi miti suggeriva, Federico Tiezzi propone un costante mescolamento di Oriente e Occidente, di presente e passato, di antico e moderno, al fine di far emergere, in tutta la sua complessitÓ, la stratificazione dei significati presenti in un mito, che con le parole del passato ci parla dei dubbi e della crisi dell'uomo moderno.

Con scene di Amleto - titolo unificante degli studi realizzati in questi anni - Federico Tiezzi ha vinto il Premio Ubu per la migliore regia nel 1998 e nel 2001.

RASSEGNA STAMPA
Dopo aver indagato l'Amleto di Shakespeare con numerosi studi e scene che ne hanno percorso tutta la ricchezza, Federico Tiezzi ha debuttato con un'opera complessa, che utilizza immagini molto efficaci, coinvolgenti e spiazzanti, come solo il miglior teatro Ŕ in grado di fare. La tragedia inglese diviene qui universale, non a caso gli spettatori vengono accolti da una compagnia di attori, trombe e gazzette del tempo, che recitano in spagnolo, ci parlano di Enea ed Ecuba, ma vengono inesorabilmente catturati dal dramma del Castello di Elsinore o gioco del teatro. (...)
Lo spettacolo procedeper quadri visivi molto belli, dove i corpi in scena, i movimenti e le architetture guardano al teatro indiano e giapponese, ma anche alle deformazioni di Bosch o all'Angelus di Millet (...). Oltre la narrazione Tiezzi incontra dentro la tragedia il campo dei sogni e della memoria storica, ispirandosi alla regia dell'Amleto che Gordon Craig e Kostantin Stanislawskij fecero a Mosca nel 1911 ; entrando, con passione, nelle domande della follia ; percorrendo la linea rossa del teatro nel teatro e dipingendo la morte di Amleto come messinscena della propria morte.
Carla Romana Antolini, Liberazione


BIOGRAFIE

Compagnie

Compagnia Lombardi-Tiezzi

Artisti

Sandro Lombardi

Federico Tiezzi



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