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ANNIVERSARIO / LA STANZA (2000)

Una produzione ERT Debutto: venerdì 13 ottobre 2000

Festival di Palermo sul Novecento
con Marina Confalone, Paolo Graziosi

due atti unici di

Harold Pinter

traduzione

Alessandra Serra

costumi

Roberto And˛

con

Marina Confalone, Paolo Graziosi, Lorenza Indovina, Giuseppe Battiston, Antonio Manzini

produzione

Crt Artificio - Emilia Romagna Teatro Fondazione

scenografia e luci

Giovanni Carluccio

costumi

NanÓ Cecchi


╚ un privilegio straordinario (...) riabilitare quella Stanza in cui nel 1957 il giovane Pinter radun˛ i personaggi del suo mondo poetico e teatrale.
La stanza dunque, incandescente scheggia dove sono in nuce tutti i labirinti di quest'autore, la si pu˛ leggere come una confutazione di quel frammento di Pascal che dice: "Tutta l'infelicitÓ dell'uomo deriva dal fatto che non sa stare da solo con i suoi pensieri nella propria stanza".
Accanto a quest'atto unico, nella stessa serata si potrÓ vedere l'ultima commedia di Pinter, Anniversario, una farsa, come lo ha definito lo stesso autore, sulla stupiditÓ contemporanea. Quella stupiditÓ che ha il volto della ricchezza, del potere e del progresso.


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Pinter Ŕ da sempre tra i prediletti. Come autore di teatro e come scrittore di cinema. Mi piace la sua lingua, il suo modo misterioso di seminare tensione e m'interessano enormemente le questioni che affronta nei suoi testi. Tra queste metterei in rilievo la riserva di memorie segrete che ciascuno di noi cela agli altri, segreto che continua a respirare dentro di noi e che prima o poi tornerÓ a visitarci. A partire da questo segreto, le relazioni umane dell'universo pinteriano inevitabilmente appartengono al thriller, solo che anche qui come in Kafka, non vi Ŕ neppure la certezza del crimine, ma solo l'alone dei suoi effetti micidiali. Ho avuto modo di incontrare e stabilire una devota amicizia con Pinter, ed Ŕ uno dei rari casi d'artista in cui l'uomo e l'opera s'incontrano armoniosamente.
Tre anni fa gli ho dedicato un ritratto in forma di film, scaturito da una lunga conversazione sulla memoria e sul tradimento, nel corso della quale mi accompagn˛ a visitare Londra, il quartiere dove Ŕ nato Hackney, e i luoghi della sua formazione.
Colpiva in quel ritratto la forza poetica coerente di un artista che ha raccontato il labirinto spaventoso della coscienza umana mantenendo un atteggiamento di assoluta luciditÓ antiretorica, senza nessuna preoccupazione intellettuale, semmai con moltissime preoccupazioni etiche. Beckett, il cinema, la guerra, l'urgenza di scrivere poesie, Shakespeare, Yeats, Thomas, sono nel suo racconto altrettanto concreti dei baci scambiati con un'amica o dell'evocazione del desiderio sessuale provato sotto le bombe della Londra buia del coprifuoco. Non vi Ŕ alcun feticismo intellettuale, il mistero della vita ha sempre avuto la meglio sul secondo grado della rappresentazione.
Nondimeno Pinter Ŕ un classico del linguaggio novecentesco. Per l'appunto, un classico, non il sacerdote di un terrorismo della forma, come Ŕ accaduto sovente nel Novecento delle avanguardie. Sin dall'inizio ha mosso i suoi passi con l'andatura noncurante del classico. Anche quando agli esordi della sua carriera present˛ La stanza ad un pubblico disorientato.
Roberto And˛

RASSEGNA STAMPA
L'allestimento delle due brevi commedie, tradotte congenialmente da Alessandra Serra, Ŕ di pregio. Con la regia di and˛ si accordano bene il doppio impianto scenografico e le luci di Giovanni Carluccio, i costumi di NanÓ Cecchi.
E, doppiamente impegnata, la compagnia riunita per l'occasione Ŕ pi¨ che all'altezza del compito.
Aggeo Savioli, l'UnitÓ


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