Reggio Emilia, Teatro Ariosto
produzione Emilia Romagna Teatro, Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, Teatro Biondo Stabile di Palermo
Massimo Belli, Lorenzo Ciompi Benelli, Giampiero Cicciò, Nicola D’eramo, Pasquale Esposito, Cristina Giachero, Giorgio Ginex, Sandro Giordano, Gabriele Greco, Remo Foglino, Bedy Moratti, Filippo Morelli, Giuliano Oppes, Alessandro Pala, Salvatore Palombi,
John James Osborne
Agostino Lombardo
Giancarlo Cobelli
Enrico Serafini
Guido Levi
Alberto Spiazzi
Dino Villatico
Antonio Lucifero
Emilia Romagna Teatro, Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, Teatro Biondo Stabile di Palermo
18/01/1997 Reggio Emilia, Teatro Ariosto
Giancarlo Cobelli aveva già lavorato su Un patriota per me, anche se sotto forma di laboratorio. Realizzato allora come "progetto speciale", lo spettacolo era andato in scena il 30 gennaio 1991 al Teatro dell'Orologio di Roma.
Dice il regista: "Mi pareva opportuno riprenderlo data la situazione attuale, che sembra avverare una profezia di Osborne. Infatti il testo è apparso, nei primi anni 60, preannunciando questo smembramento europeo per riparare al quale tutti sembrano adesso mettersi insieme, per fare questa Europa, mentre in realtà si perdono dei pezzi tutt'intorno."
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La grande "astuzia" di Osborne sta nell’aver voluto raccontare - a parte che è una storia vera, sono tutti documenti presi dal processo di Alfred Redl, non c’è un solo personaggio inventato nel dramma -la "schiuma", quella schiuma che oggi identifichiamo con quei fiumi tutti inquinati, con quella sporcizia, e l’ha affidata al degrado erotico, alla svendita per denaro, a un delirio del vitello d’oro, senza i quali non si può sopravvivere. Ma in effetti, la vera volontà di Osborne - e io ho cercato di tenerla molto d’occhio in questa nuova edizione - è stata quella di rimanere strettamente attaccato all’aspetto politico. Non c e un avvenimento, schiuma o marciume che sia, che non abbia il sottofondo - l’intelaiatura, proprio - di un fatto politico. È soltanto per politica e per potere, il potere del denaro, che oggi paghiamo un prezzo tanto alto.(...)
Io credo, ma non sono sicuro, di aver premuto il pedale di un espressionismo un po’ più incisivo. Perché " mi sono detto - non fare qualcosa di minuziosamente più a portata di mano o di orecchio? Perché mi pare che comunque, stando su un palcoscenico, bisogna fortemente scolpire o espressivizzare. Se sangue dev’essere, che il viso grondi di sangue; se è vendita di soldati, è vendita di soldati. Tutto questo ho cercato di rafforzarlo, in modo che il fatto politico non sia il pretesto per raccontare la storia malandrina, malsana - qualsiasi giudizio si voglia dare, non ha importanza - di Redl, ma piuttosto il fatto che li dentro siamo tutti uguali, il rispecchiamento dev’esserci per tutti quanti. Perché è vero che ognuno fa quello che fa, ma chi è senza peccato, qui, scagli la prima bomba, perché siamo tutti fino al collo dentro questa situazione di corruzione.(...)
Io detesto gli spettacoli neri, anche se ne ho fatti talmente tanti, è vero. Non riuscivo a vedere un punto luminoso. Redl non è certo un personaggio che mi piace, ma non perché è omosessuale, quanto piuttosto perché è terribilmente, atrocemente fuori da ogni senso di rispetto per la vita, prima di tutto davanti a se stesso, e poi con tutti gli altri. L’unico accento che mi sono sentito di mettere sul testo di Osborne - e non credo ci sia in lui, o forse sì - era di allontanarmi nel finale da questa vicenda e tentare di buttare un po’ di pietà su noi stessi. Non su Redl, su noi stessi. Non possiamo usare quella pietas come forma di rispetto di un destino umano? Vorrei che non fosse fraintesa questa comprensione per il personaggio Redl: se comprensione ci dev’essere, ci dev’essere per tutta l’umanità, che siano dei Redl più riusciti o meno riusciti. Non si sa mai, dall’uovo che pulcino può nascere, ed è assurdo che qualcuno voglia saperlo prima del tempo.
da un’intervista a Giancarlo Cobelli a cura di Gianfranco Capitta
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