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LA RABBIA (1995)

Una produzione ERT Debutto: giovedì 23 novembre 1995

Roma, Palazzo delle Esposizioni

uno spettacolo dedicato a

Pier Paolo Pasolini

regia

Pippo Delbono

con

Bobò, Piero Corso, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Pepe Robledo

musiche

Piero Corso

produzione

Compagnia Pippo Delbono, Emilia Romagna Teatro Fondazione


“…ricominciare daccapo, da dove non v’è certezza”.
Pier Paolo Pasolini, La Rabbia


Nel 1995 debutta questo spettacolo dedicato all’opera e alla figura di Pier Paolo Pasolini. La Rabbia, attraverso un percorso che, muovendosi ai margini del teatro abituale, coniuga teatro e danza, drammaturgia e improvvisazione, realtà vissuta e poesia, porta all’estremo l’idea dell’attore che non recita, non interpreta ma si avvicina alla vita, avvicinandosi così al mondo pasoliniano. “Ma non è uno spettacolo su Pasolini”, precisa Delbono, “sono immagini che possono richiamare momenti della sua opera, della sua vita, ma soprattutto della nostra: solo così mi sento in grado di offrire qualcosa a Pasolini, alla sua memoria.” Lo spettacolo non è, dunque, una commemorazione ma una dedica, un omaggio che nasce da un’intima corrispondenza con l’uomo e l’artista Pasolini e da quella vitale necessità che da sempre è l’ispirazione prima dei lavori di Delbono e Robledo. Lo spazio scenico è nudo, semplice. Di una semplicità che deriva da anni di scavo e ricerca formali. Al suo interno si materializza un gioco in cui gli attori entrano ed escono con la leggerezza di angeli. Il tutto avviene in scena: Pepe Robledo dirige a vista luci e fonica, intervallando il ruolo di ‘tecnico’ con quello di attore. Il risultato è un evento di grande intensità e poesia, di un’essenzialità di forme e contenuti.

“…innocenza. Parlare con gli uccelli. Correre e urlare nel deserto. Il mondo di Charlot.
…Mi ricordo che negli anni ’70, quando c’era il boom economico e tutti parlavano di macchine, di mode, di pubblicità, di prodotti nuovi, mio padre si ostinava a parlarmi in dialetto genovese, e questo mi faceva vergognare…
…Mi ricordo che quando ero in Argentina si viveva ascoltando la Carrà, e dietro c’erano i desaparecidos…
…Spesso quando penso a Pasolini mi viene in mente mio papà, e il suo modo di essere fuori posto in tutte le circostanze.
E mi ricordo di aver letto che Pasolini si era presentato a un premio letterario sporco dopo aver giocato a pallone, e rideva.
Mi ricordo le recite all’oratorio
mi ricordo il circo
i presepi con finti angeli
mi ricordo il fiore delle mille e una notte
e il Gesù
e il grande bisogno d’amore
e Rimbaud
e Salò.

La Rabbia non è uno spettacolo sull’opera di Pasolini, ma si rifà a sue parole, a sue immagini che hanno toccato me nella vita e le persone che lavorano con me. Un evento che forse non è teatro; suggestioni che possono richiamare momenti della sua vita, ma soprattutto della nostra. Come Pasolini stesso dice nel Decamerone “perché realizzare un’opera se è meglio sognarla soltanto”, oppure nelle Mille e una notte “La verità non sta in un sogno ma in molti sogni”. Ecco, solo così mi sento in grado di offrire semplicemente, sinceramente qualcosa a Pier Paolo Pasolini. E le sue parole, unite a quelle di un poeta da lui amato, Rimbaud, vorrei che fossero come un’eco, una memoria che diventa viva e presente.
“Stiamo andando verso lo spirito. È una cosa certa. È l’oracolo, oracolo quel che dico. Io capisco, e siccome non mi so spiegare con parole pagane, vorrei tacere...”
Arthur Rimbaud.
“La rivoluzione vuole una sola guerra: quella dentro gli spiriti, che abbandonano al passato le vecchie sanguinanti strade della terra“, Pier Paolo Pasolini, La Rabbia”.
Pippo Delbono


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