intestazione

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BARBONI (1997)

Una produzione ERT Debutto: sabato 15 marzo 1997

Napoli, Teatro Nuovo

ideazione e regia

Pippo Delbono

con

Bobò, Margherita Clemente, Piero Corso, Armando Cozzuto, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Elena Guerrini, Mario Intruglio, Mr. Puma, Pepe Robledo

produzione

Compagnia Pippo Delbono, Emilia Romagna Teatro Fondazione

debutto

15/3/1997, Napoli, Teatro Nuovo


Barboni rappresenta un prezioso tassello all'interno del percorso artistico di Pippo Delbono, verso un teatro che diventa sempre più essenziale, scena nuda che si crea soltanto grazie all'azione degli attori, attori che non recitano ma semplicemente "sono", e che sempre di più va a coincidere con la vita. Il lavoro parte dall'incontro tra la compagnia ed alcune persone conosciute durante la permanenza a Napoli o in occasioni di lavoro particolari, come il laboratorio tenuto all'interno dell'ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria Maddalena di Aversa.

Nel 1997 viene assegnato a Barboni il Premio Ubu per "una ricerca condotta tra arte e vita"; nel '98 Delbono vince il Premio della Critica per questa regia.


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La prima volta che ho detto a mia madre: "mamma sono diventato un attore", lei mi ha risposto in dialetto genovese: "ma che attore e attore, Pippo, potevi finire l'Università eri iscritto a Economia e Commercio, potevi guadagnare dei soldi, si ha sempre bisogno di soldi, e tu ti metti a fare l'attore".

E allora io le ho detto: "mamma sono diventato anche un regista". "Ma quale regista Pippo, potevi trovarti una bella ragazza, sposarti, come fanno tutte le persone normali. Ma lui no, lui fa il regista."

"Ma mamma, faccio un sacco di cose, ci sono un sacco di persone che mi vogliono bene, dovresti essere fiera di tuo figlio." E lei: "...e poi Pippo, non vai più a Messa, non ti confessi più, non fai più la Comunione... Guardati cosa sei diventato, niente! Quando eri piccolo passavi tutto il giorno in Chiesa, avevi i capelli biondi con i boccoli e tutti dicevano: com'è bello, questo bambino sembra un angioletto!"

"Ma mamma non si può mica passare tutta la vita in Chiesa! Ci sono mille altri modi per fare qualcosa per gli altri."

"E poi Pippo guardati come sei vestito, con quelle scarpe, con quei pantaloni che ti cadono, quei capelli lunghi, quella barba, sai cosa mi sembri Pippo? Mi sembri proprio un barbone!"

E poi l'anno scorso mi è successa una cosa terribile, sono entrato in un tunnel nero. Avevo paura di tutto. Avevo paura di morire. E allora non mangiavo più, non dormivo più, non ridevo più. Passavo tutto il giorno seduto su una sedia come un ebete. E chiedevo aiuto a tutti: a Pepe - quel signore lì - ai miei parenti, ai miei amici.

E per esempio Pepe, la sera, per tirarmi su, cosa faceva? Mi leggeva Beckett...

E io mi dicevo: voglio vedere se sono diventato veramente matto; e andavo per la strada a Loano - la piccola città dove io abito - fermavo la gente e dicevo: "Scusate Signora, mi sento così triste". E questa mi rispondeva: "Siamo tutti tristi nella vita." Oppure - Loano è una piccola città sul mare piena di turisti - qualcuno mi rispondeva: "Mi scusi ma non sono di qui."

E allora, proprio come diceva mia madre, sono diventato veramente un barbone. E mi sono detto: voglio cercare altri barboni. Sono andato per le strade, per le piazze, i manicomi. E ho trovato delle persone che, non so, forse perché avevano molto sofferto, mi sembravano più felici. O forse mi facevano sembrare più felice.

E poi una notte è capitata una cosa molto strana. Non riuscivo a dormire e allora ho guardato I clowns, il film di Fellini. All'inizio, a vedere questi clowns, queste donne grasse, mi sentivo ancora più triste. Poi, non so perché, forse perché mi sono ricordato di quando mio padre mi portava al circo, ho cominciato a ridere, a ridere, ed era la prima volta che ricominciavo a ridere. Sono uscito. Era l'alba. C'era un prato pieno di fiori. In quel momento ero veramente felice.


Dal monologo iniziale



RASSEGNA STAMPA
Non perdetelo: Barboni è lo spettacolo che più ha emozionato e colpito la scorsa estate, premiato per una ricerca condotta ai confini tra arte e vita". (...) E una potente emozione ci avvolge e ci tiene avvinti all'avvicendarsi di indescrivibili incontri: la rapinosa danza di Mister Puma, i travestimenti di un fantastico allampanato ragazzo argentino, Gustavo Giacosa, mentre Armando Cozzuto inventa una danza con le stampelle, compaiono due donne cannone, un clown ne commemora un altro, si scatena un match di catch femminile. E si balla, si balla...


Franco Quadri, la Repubblica


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