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LE MUTANDE (2011)

prima nazionale Una produzione ERT Debutto: martedì 11 gennaio 2011

Teatro delle Passioni - Modena

di

Carl Sternheim

traduzione

Giorgio Zampa

regia

Monica Conti

scene e costumi

Claudia Calvaresi

luci

Robert John Resteghini

suono

Franco Visioli

con

Federica Fabiani, Diana Hobel, Sergio Mascherpa, Antonio Giuseppe Peligra, Nicola Stravalaci

assistente alla regia

Francesca Debri

direttore tecnico

Robert John Resteghini

capo elettricista

Andrea Modica, Roberto Chiodi

macchinisti

Andrea Bulgarelli, Guglielmo Fratti, Oscar Walter Vettore

sarta

Elena Giampaoli, Valeria Ferremi

scene costruite nel laboratorio di

D. ex M.

costumi

Sartoria Farani - Roma

foto di scena

Marcello Norberth

produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione, CTB Teatro Stabile di Brescia, La Corte Ospitale


Insieme a Bertold Brecht, Carl Sternheim è considerato il maggiore drammaturgo tedesco del Novecento. Le sue commedie sono taglienti satire della piccola borghesia benpensante e del proletariato in ascesa dell'età guglielmina. L’acido della sua critica alla società tedesca è talmente concentrato che a distanza di un secolo ha conservato intatto il suo potere corrosivo, sottile e pungente.
Le mutande può essere considerato un “piccolo classico” ma, sia per le tematiche che per il linguaggio, è assolutamente contemporaneo. L'argomento, sicuramente da commedia brillante, sviluppa un intricato procedimento farsesco che si arricchisce però di una straordinaria profondità nel delineare i soggetti protagonisti. E il linguaggio è secco, atroce, moderno. Il naturalismo è lasciato alle spalle per presentare figure, a noi tristemente note, di maschere senza scrupoli.

Note di regia
Dopo un'edizione privata in un circolo di Monaco all'inizio del 1911, la prima rappresentazione pubblica a Berlino ecche, per motivi di censura, un titolo diverso: Der Riese (Il Gigante).
Il Gigante è il più furbo, il borghesuccio Teobaldo Maske, che vuole far soldi per fare un figlio e diventerà il capostipite di una dinastia di capitalisti.
Vince perchè gli altri, rispetto a lui, non hanno neppure un piccolo progetto di vita.
Vince chi ha un occhio e può usarlo per sfruttare le debolezze altrui.
Ma, al di là del maggior o minor pragmatismo di questo o quello, i cinque protagonisti sono tutti accumunati da comportamenti ossessivi, egoistici, rappresentano tipologie umane lineari, semplici, univoche, maschere a tratti. Stupidi più che cattivi, infantilmente egoisti più che biechi, buttano fuori parole che sono resti di subculture, frasi fatte, frammenti di ideologie rotte frutto di lettere svogliate e superficiali.
Le mutande può essere considerato un piccolo affresco sociale di comportamenti umani che daranno origine al nazismo.
E forse l'autore era d'accordo con Horvath quando affermava: Nulla quanto la stupidità dà il senso dell'infinito.

Monica Conti


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