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CATERINA DI HEILBRONN (1997)

O LA PROVA DEL FUOCO Una produzione ERT Debutto: mercoledì 3 dicembre 1997

Brescia, Teatro Grande
produzione Emilia Romagna Teatro, Centro Teatrale Bresciano

con

Daria Lippi, Graziano Piazza, Patrizia Punzo, Tommaso Ragno, Mario Valdemarin, Gianfranco Varetto

di

Heinrich Von Kleist

e

Cesare Lievi

e

Aide Aste, Francesco Benedetto, Emanuele Carucci Viterbi, Marco Cavicchioli, Anna Coppola, Gianpaolo Corti, Silvia Filippini, Monica Nappo, Giuliano Oppes, Fabrizio Parenti, Nicola Rignanese, Giusy Zanini

scene

Daniele Lievi

adattamento scenografico

Rinaldo Rinaldi

costumi

Luigi Perego

luci

Gigi Saccomandi

movimenti scenici

Daniela Schiavone

produzione

Emilia Romagna Teatro, Centro Teatrale Bresciano

debutto

3/12/1997 Brescia, Teatro Grande


Lo spettacolo, una delle più belle fiabe romantiche della tradizione tedesca, era già stato allestito nel 1988 da Lievi in lingua originale per il Grosse Bühne di Basilea, teatro di cui Lievi è stato collaboratore per diversi anni.
Rispetto alla versione tedesca, in questo allestimento italiano rimangono invariati la regia e il progetto scenografico di Daniele Lievi, che firmava le scene di tutti gli allestimenti del fratello; la scenografia è stata semplicemente adattata per i palcoscenici italiani, decisamente meno ampi di quelli per cui era stata pensata originariamente.

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Quest'opera è uno dei grandissimi testi del teatro romantico, con una storia inserita in una cornice tipica per quelle atmosfere: castelli, cavalieri, malie e arcani. Ma la sorpresa, la forza del dramma di Kleist è quella di essere in realtà un testo molto moderno, precursore di stili e temi che ritroveremo molto più tardi, persino nelle avanguardie di inizio Novecento.
Un grande dramma cavalleresco comunque. Una fiaba romantica che in quanto tale può essere raccontata solo con un'altra fiaba. Nel regno della ragione non è detto che l'errore (o l'orrore) venga meno. Anzi. Strahl, il giovane cavaliere protagonista di questo dramma cavalleresco, ogni volta che segue "ciò che detta la ragione" non fa che sbagliare: nel tentativo di difendere una donna rapita ferisce a morte senza saperlo e volerlo il suo miglior amico, s'innamora di una donna, ma questa -lontana dall'essere ciò che Strahl crede- si rivela un mostro, un essere spaventoso, un è impossibile trovare la verità, il senso profondo delle cose, degli uomini, del mondo? Kleist -con Caterina di Heilbronn- dice di si, che è possibile, ma che il percorso che porta ad esso non è così facile come la cultura del suo tempo -e qui il riferimento polemico è l'illuminismo- pensava e teorizzava. Il sogno, il desiderio, le voragini oscure della nostra mente sono l" pronte a dare scacco alla ragione che crede di poterle dominare e sottomettere: non si devono ignorare ma accettare anche quando paiono portare lontano. Del resto l'amore di Strahl per Caterina non sembrava essere contro ogni logica e senso della realtà?


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