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BIOGRAFIE: Teatrino Clandestino

Teatrino Clandestino vive e lavora a Bologna dai primi anni 90.
La vocazione principale di “Teatrino Clandestino” è una vocazione formalista.
Ciò che spinge la compagnia verso nuovi lavori è l’inesaurita necessità di indagare il linguaggio del teatro, di comprenderne le necessità, le possibilità di svilupparsi, di cambiarsi e di far cambiare il contesto contemporaneo.
Non per questo “Teatrino Clandestino” ritiene l’aspetto contenutistico dell’opera qualcosa di cui non occuparsi, al contrario la sua indagine formale è tesa nel far sì che i contenuti, che di per se stessi hanno un valore universale, trovino il loro linguaggio che di tempo in tempo, di tipo in tipo, ha necessità diverse.
Si tratta di trovare all’interno dell’opera il giusto linguaggio del contenuto.
Questa ricerca non sottostà ad un desiderio di originalità, bensì alla sensibilità e alla percezione che il linguaggio artistico abbisogni di mutamenti continui per necessità dei contenuti stessi, affinché possano esprimersi.
Per fare questo “Teatrino Clandestino” ha sviluppato un’attenzione al contemporaneo che lo porta non a rappresentarlo, ma a comprenderne le mutazioni di linguaggio e quanto queste ultime possano esser elaborate all’interno del contesto disciplinare del teatro.
In questa tendenza si ravvisa per “Teatrino Clandestino” l’assenza, sul piano estetico delle opere di uno stile, che è invece ravvisabile, per quanto più criptato, nella continuità progressiva e coerente di una ricerca drammaturgica nel senso più ampio del termine, che intende l’interazione di tutti gli elementi della scena, dall’attore alle parole agli impianti scenici, che trovano di volta in volta combinazioni diverse, nonché l’inserimento di tecniche e tecnologie nuove, quantomeno nell’ambito teatrale.
Teatrino Clandestino


Insieme ai Motus, Fanny & Alexander ed altri, Teatrino Clandestino rappresenta uno dei gruppi teatrali italiani più innovativi e sperimentali della nuova scena contemporanea.
Diretto da Pietro Babina e Fiorenza Menni, Teatrino Clandestino si è costituito a Bologna nel 1989.
Fino ad oggi ha prodotto Il tempo morto (1989), A porte chiuse e M (Majakovskij) (1992), Sogno in tre quadri con cornice (1993), R.A.P. (Resuscitato Amleto Parla) (1994), Cantico dei Cantici. Exposition vivante, Senza titolo, e Il ginepro (coproduzioni con Fanny & Alexander (1994/95), Mondo (Mondo) (1995), 150.000.000Sinfonia Majakoskijana e L'idealista Magico (1996).
Del ‘99 sono Tempesta (Melologo) e Si prega di non discutere di Casa di Bambola, del 2000 Otello e Hedda Gabler, del 2002 Iliade, del 2003 Prima l'immagine poi il titolo e La Bestemmiatrice.
Nel 1996 ha vinto il premio Eti-vetrine e il Premio Bartolucci, nel ’98 il Premio Iceberg e, nel 2000, il Premio Speciale Ubu per il progetto “Prototipo”.
Dal 1999 il gruppo è sostenuto e coprodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione.
Il loro spettacolo, Madre e Assassina, ha raccolto un notevole successo di critica e di pubblico, vincendo il premio Ubu nel 2004. (…)
L’alba di un torturatore, il loro ultimo spettacolo, è la tappa conclusiva del Progetto Milgram riflessione di Teatrino Clandestino a partire dal celebre esperimento dello psicologo sociale Stanley Milgram. Lo spettacolo è stato ospitato in ottobre a Modena nell’ambito di VIE Scena Contemporanea Festival.


PRODUZIONI RELATIVE:

MADRE E ASSASSINA MADRE E ASSASSINA (2004) Una produzione ERT ideazione Fiorenza Menni e Pietro Babina

regia, drammaturgia e musiche Pietro Babina

con Fiorenza Menni, Angela Presepi, Barbara Folchitto, Biagio Forestieri

L'alba di un torturatore L'alba di un torturatore (2005) Progetto Milgram Una produzione ERT ideazione e drammaturgia Fiorenza Menni, Pietro Babina
regia e musiche Pietro Babina
con Fiorenza Menni, Paolo Carbone, Andrea Mochi Sismondi, Pietro Pilla, Angela Presepi
produzione Romaeuropa Festival, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival Temps d'Images – Ferme du Buisson / Scène Nationale de Marne la Vallée, Teatrino Clandestino

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